Survivor back home.

Scendendo uno dei sentieri che percorrono i boschi attorno alla diga di Ridracoli ci sono due abitazioni, Caselle e Il Castello.

I sopravvissuti sono tutti lì e forse qualcuno in giro per i boschi, ma solo per cercare indizi e la menta da farci l’infuso a cena.

Arriviamo a Il Castello che è già sera tardi e ci barrichiamo dentro. Settantacinque persone in una stanza nemmeno troppo grande, con un tavolo troppo grande per quella stanza e dei mobili attorno, ma pochi, e un camino aperto che reca i segni del troppo fumo sprigionato negli anni e un’acquaio in pietra incastrato al posto di un davanzale sotto la finestra.

Sono esausta, sfatta dall’emozione, dall’attenzione tenuta alta per poter capire e parlare in inglese, conoscere i nuovi compagni di viaggio, ascoltare, comunicare, camminare nei boschi con lo zaino in spalla. Appoggio un secondo la testa al tavolo e ciao.

Il cellulare è rimasto spento, dentro una delle macchine lasciate a monte, l’energia elettrica è stata staccata e con essa è sparita anche l’acqua calda. Le camerate al piano di sopra sono gelide e silenziose e buie.

Le illumineremo presto. E io dormo con la testa sul tavolo, mentre gli altri discutono degli indizi del gioco trovati fino a quel punto.

Attorno odore di cibo appena consumato, quello che in cucina ci razioneranno per tre giorni, di fumo del fuoco scoppiettante, di pelli diverse, di civiltà mai sfiorate, di curiosità che colano sul legno e sui muri.

La cosa più incredibile è quanto poco ci metta il corpo ad abituarsi a non avere alcuna costrizione. Senza orologio si va con la luce del sole. Se alle nove e mezza è buio, ti alzi da tavola, saluti e te ne vai a dormire.

In pochi attimi sono comparse candele e mozziconi di cera un po’ ovunque, sui bordi dei letti, sui comodini, le mensole del bagno e sopra i lavandini delle camere da letto, sul bordo del camino.

Si dorme vestiti, almeno a metà o del tutto, dentro al sacco a pelo, con la coperta di lana di traverso al letto e nonostante tutto si gela. Le donne del Nord, quelle che arrivano dalla Finlandia dormono nude, quello per loro è caldo, un tepore nuovo lontano da casa. Noi facciamo brividi e buttiamo vapore acqueo nell’aria.

Se di notte devi andare in bagno, devi cercare di ricordare la strada che hai fatto la sera o il giorno prima e se non te la ricordi devi trovare una candela e dopo anche un accendino e fare attenzione a non colare cera addosso a chi dorme per terra. Sollevi i piedi, scavalchi un corpo, apri la porta e ci sei.

Qualcuno al piano di sotto sta facendo il turno di guardia per difendere il cibo dagli attacchi di altri, ché se ce lo portano via ci tocca restare senza anche domani, meglio di no.

Si parlano almeno cinque lingue e l’italiano ha almeno cinque dialetti diversi nella propria bocca, si fa fatica, ma ci si capisce, così diversi eppure uguali, così lontani e vicini adesso per giocare a sopravvivere sul sentiero che collega le case de Il Castello e Caselle, nei boschi attorno alla diga di Ridracoli.

(Grazie a Pamela per la foto).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...