New Atlantis. 20 days before.

(English version on bottom)

Ricordo tutto.

Mi chiamo Maia, ho trentotto anni e sono l’ultima di quattro fratelli.

La memoria è salita a galla poco più di un’ora fa, mentre preparavo lo zaino decisa a partire e ci infilavo dentro una maglia di lana a collo alto pensando che di notte potrebbe ancora fare freddo. In quell’istante, mentre piegavo l’indumento, ho ricordato che non era mio, ma di mio fratello Marcus, il maggiore.

“Dovrei ridargliela” ho pensato.

I ricordi sono tornati alla mente con la stessa forza che ha un’onda se si rimane vicino alla riva, quando si ingrossa, prende la rincorsa e si prepara a infrangersi sulla sabbia della spiaggia.

Le lacrime hanno cominciato a scaldare la pelle delle guancia, a cadere a terra mentre Stay mi osservava sdraiato accanto alla porta. Lui non mi abbandona un attimo, mi segue persino quando mi sposto da una camera all’altra.

Mi sono seduta sul letto, mentre il respiro si faceva più affannato.

L’ultima persona che ho sentito prima di perdere il contatto con la realtà è stata mia sorella Laila, al telefono. Era preoccupata, ma non agitata, la voce ferma, le parole pronunciate velocemente, ma in un dialogo senza panico o allarmismo.

Mi aveva chiesto come stava andando da noi, se ero riuscita a trovare acqua non contaminata, se c’era ancora calma in paese e mi aveva raccomandato di fare scorta. Ricordo di averle risposto che avrei accumulato quante più taniche possibili in garage.

Abbiamo un garage.

Laila mi aveva tranquillizzata dicendo che lei e la famiglia stavano bene, che la situazione era sotto controllo e mi aveva chiesto se anche noi ce la stavamo cavando.

“Saluta Anna”, aveva sussurrato riattaccando.

Noi. Anna.

Quell’amore stretto come un pugno in mezzo al petto, quel sentimento forte per una donna dagli occhi scuri e i capelli lunghi ora ha un volto, un nome, dei ricordi legati.

Anna è mia moglie, ci siamo sposate poco più di un anno fa. Ricordo ogni cosa. Il nostro primo incontro, il bacio rubato che è stato il primo di molti, il suo sorriso, la sua voce, le telefonate interminabili e le risate. Ricordo la quotidianità. I risvegli al suono della sua sveglia perché si alza sempre prima di me, le colazioni al tavolo della cucina, i suoi gusti strani in fatto di biscotti, la scatola rossa delle tisane.

Ho frugato in casa e ho trovato ciò che avrei dovuto trovare prima. Lettere, tutte con lo stesso sigillo e una rosa impressa la centro e tutte nella stessa scatola cremisi.

Ho provato a scrivere qualcosa su un foglio, la grafia è la stessa: sono le mie lettere per lei.

Sopra tutto c’era un anello. Ha il suo nome inciso e una data.

È quasi un anno fa da oggi.

Il mio nuovo compagno mi ha leccato altre lacrime, mentre seduta a terra rileggevo di noi.

I remember everything.

My name is Maia, I have thirty-eight years and I’m the youngest of four brothers and sisters.

The memories came afloat to the surface about an hour ago, while preparing the backpack determinated to leave and put inside a jersey. In that moment, I reminded that was not mine, but of my brother Marcus, the oldest one.

“I should give it back,” I thought.

Memories back to mind with the same force that has a wave if you stay close to the shore, when it, takes a running start and preparing to crashing on the beach sand.

Tears began to warm up the skin of the cheek, to fall to the ground, while Stay watching me lying on the ground next to the door. He does not leave me a moment, follow me even when I move from room to room.

I sat on the bed, whit anxious breath.

The last person I heard before losing contact with reality was my sister Laila, on the phone. She was worried, but not agitated, her voice steady, the words spoken quickly, but whitout panic.

He asked me how it was going here, if I was able to find uncontaminated water, if there was still calm in the country and recommended me to stock up. I remember having said that I would have amassed as much as possible tanks in the garage.

We have a garage.

Laila had reassured me, saying that she and her family were fine, that the situation was under control and asked me if we were good too.

“Say hello to Anna,” she whispered hanging up.

We. Anna.

The big love under the skin, in the deep center of the chest, the strong feeling for a woman with dark eyes and long hair now has a face, a name, the associated memories.

Anna is my wife, we were married just over a year ago. I remember everything. Our first meeting, the stolen kiss that was the first of many, her smile, her voice, the endless phone calls and our laughts. I remember our everyday. My awakenings to the sound of her alarm  (because she always gets up before me), our breakfast at the kitchen table, her strange taste in fact of biscuits and the red box of herbal tea.

I rummaged in the house and I found what I should find before. Letters, all with the same seal and a rose imprinted on and all in the same blue box.

I tried to write something on paper, the handwriting is the same: are my letters to her.

Above all there was a ring. He has her name angraved on and a date.

It’s almost a year ago from today.

My new partner starts licking other tears on my face, while I’m sitting on the ground reread about me and her.

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