New Atlantis. 24 days before.

(English version on the bottom)

Devo andarmene. Stare qui non ha più alcun senso, non è il mio luogo, non lo è più e non mi sono nemmeno accorta quando ha cessato d’esserlo. Ho ricordi, sfocati, trasparenti, come fumo lucido, come una diapositiva su pellicola di cellophane su cui non si possa che guardare attraverso senza poter mettere a fuoco le immagini.

Il lupo mi ha seguita fino a casa, fino accanto al mio letto, dove mi sono sdraiata un attimo per alzarmi quasi subito.

Devo partire, andarmene e non so nemmeno dove o a cercare chi o cosa. Qui non si può restare. Non c’è cibo, non c’è un’anima, non c’è che silenzio e aria tossica.

Lui mi fissa tenendo la lingua a penzoloni. Sembra capirmi, sembra tenere gli occhi su di me come se fossi identica a lui, come se fossi l’ultima cosa che gli è rimasta qui e sapesse che nulla al di fuori di me ha senso. Sono felice di averlo trovato, me ne sto rendendo conto ora. Mi fa sentire meno sola.

La memoria mi torna come sprazzi di luce fugaci, come una tenda tirata e richiusa di una piccola finestra dai vetri sporchi. Ho ricordato di avere un pacchetto di sigarette nascosto in un cassetto, in fondo, dietro a un paio di libri e a degli occhiali non miei (ci vedo benissimo per cui non appartengono a me) e a qualche cianfrusaglia di scarsa utilità. Chissà perché nascondere un pacchetto di sigarette in un posto del genere. Forse per resistere alla tentazione di fumare o forse perché nella mia vita precedente avevo deciso di smettere e quel gesto ne era il sigillo.

Adesso non ha più importanza.

Lui mi fissa mentre giro la sigaretta tra le mani. La annuso. Ha un odore acre, ma buono. Chiudo gli occhi e quando li riapro lui è ancora lì, i suoi occhi marroni nei miei. Non ha motivo di distogliere lo sguardo, non si muove nulla attorno, nessun movimento, nessun rumore, nessuna distrazione.

Ci deve essere uno zaino, in casa, da qualche parte. Non ne ricordo il colore, ma so di averlo. Basterà cercarlo e riempirlo con ciò di cui avrò bisogno.

Potrebbe anche essere l’ultima volta che vedo questo luogo.

Faccio scattare la ruota dell’accendino che ho trovato nel pacchetto di sigarette, senza la certezza che funzionerà. Una fiammella arancione compare tra le mie mani.

Inspiro una boccata e la sbuffo verso l’alto. Lo osservo.

Devo trovarti un nome.

Inclina la testa, come se avesse sentito il mio pensiero.

“Dovrò pur chiamarti in qualche modo, no?” sussurro e sbuffo altro fumo verso l’alto.

Schiude la bocca e si lecca, quasi avesse appena finito di mangiare. Forse sarà più facile trovare qualcosa di commestibile per lui che per me.

Allunga le zampe posteriori e si distende su un fianco.

Aspettiamo. No, non aspetteremo ancora. Finirò la sigaretta e andrò a cercare qualcosa che posso portarmi via e tu, se vorrai, verrai con me. Potrei chiamarti “sopravvissuto”, come me, ma in un’altra lingua. Survivor. No, è troppo lungo.

Un altro tiro di sigaretta e un po’ di fumo che sale mi fa bruciare un occhio, obbligandomi a chiuderlo e strofinarlo.

Lei come si chiamava? Che occhi aveva? Potrei darti il nome del colore dei suoi occhi, ma non lo ricordo, non ne sono sicura e non voglio sbagliare.

Vorrei che fosse qui. Vorrei che il nome te lo desse lei. Vorrei poter partire assieme. Tutti e tre assieme, ma forse, se lei fosse qui, la voglia di partire non mi verrebbe più. Devo ancora mettermi in cammino e mi sembra di essere in viaggio da una vita intera. Ho addosso la stessa stanchezza.

La sigaretta sta finendo.

È ora di alzarsi e prepararsi. Ti chiamerò Stay, “restare”. Perché è il desiderio più forte che ho.

 

I have to go. Staying here more has any sense, it’s not my place, not anymore, and I did not even notice when it ceased to be mine. Memories is, transparent, shiny like smoke, like a slide of cellophane paper on which you can only look through without being able to focus images.

The dog has followed me home, up next to my bed, where I lay for a moment to get up almost immediately.

I have to leave, leave and don’t even know where or who or what to look for. We can’t stay here. There is no food, no alive soul, there is nothing but silence and toxic air.

He stares at me holding his tongue hanging out. He seems to understand me, he seems to keep his eyes on me like I’m the same as him, like I was the last thing he has left here and knew that I’m the only thing has sense. I’m glad I found him, he makes me feel less alone.

The memory comes back to me as fleeting flashes of light, like a curtain opened and closed on small window whit dirty glasses. I remembered to have a pack of cigarettes hidden on the bottom of a drawer, behind a couple of books and glasses that are not mine (I see well and so they do not belong to me). Who knows why there is a pack of cigarettes hidden in a place like this. Perhaps to resist to the temptation to smoke or perhaps because in my previous life I had decided to stop smoke, and that gesture was a seal.

Now it does not matter.

He stares at me while I turn the cigarette in my hands. I smell it. It has a pungent smell, but good. I close my eyes and when I open them he’s still there, his brown eyes on mine. He has no reason to look away, nothing move around, there is no noise, no distractions.

I’m sure that there is a backpack in home, somewhere. I do not remember the color, but I know I have it. Just look for it and fill it with what I need.

It could also be the last time I see this place.

I take the lighter wheel that I found in the package of cigarettes, without the certainty that it will works. An orange flame appears in my hands.

I breathe a breath and puff up. I watch him.

I have to find a name.

He tilt his head as if he had heard my thoughts.

“I’ll even call you in some way, right?” whisper and puffed more smoke upward.

He opens his mouth and licks, as if he had just finished eating. Maybe it will be easier to find something edible for him than for me.

He stretch his legs back and relax on his side.

Let’s wait. No, we will not wait again. I will finish the cigarette and I’m going to look for something that I can take whit me and you, if you want, can come with me. I could call you “survivor”, because you are, like me. No, it’s too long.

Another shoot of cigarette and a little bit of smoke  burn my eye, forcing me to close it and rub it.

What’s her name? What the colour of her eyes? I could give you the name of the color of her eyes, but I do not remember it, I’m not sure and I don’t want to make a mistake.

I wish she werre here, I would like her to give you a name. I would leave togheter, all three together, but perhaps, if she were here, I wouldn’t leave. I have yet to start walking and it seems to be traveling a lifetime. 

The cigarette is ending.

Time to get up and get ready. I will call you “Stay.” Because staying is my only desire.

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