New Atlantis. 37 days before.

(English version on the bottom)

Le strade sono deserte e il silenzio, fuori più che in casa, prende alla gola, quasi avesse consistenza. Cammino guardandomi attorno, attenta a qualsiasi rumore abbia qualcosa di umano, cercando dietro le finestre aperte, ai vetri, alle persiane socchiuse un movimento che possa indicare una presenza.

Silenzio immobile.

C’era un pastore tedesco nella casa lungo la strada, quella con la staccionata in cemento bianco. Abbaiava continuamente alle persone che passavano, insistente a voler difendere qualcosa che era già suo. Arrivava sempre dal fondo del prato senza un solo latrato, per esplodere in rabbia, bava e rumore a qualche centimetro dai passanti.

Ora il cancello è spalancato, il prato privo del suo guardiano, la casa appare abbandonata, lo spazio attorno fermo, l’aria morta. Aria morta.

C’è un supermercato in fondo alla via, poco prima della piazza e io ho fame. Una nuova compagna da quando ho aperto gli occhi. È arrivata quando è scomparso il mal di testa. Dentro al negozio ci sarà ancora qualcosa, magari c’è qualcuno, fosse anche solo una persona messa lì per difendere il cibo. Non mi negherà qualcosa da mangiare. Non può farlo.

Non ricordo nulla. È come se fino a questo momento, fino ad oggi, all’attimo prima di aprire gli occhi, io non abbia vissuto. Sto continuando a pensarci, ma non mi tornano ricordi, se non legati a ciò che sto vivendo. Non ricordo se ho fratelli, una famiglia, amici con cui condividessi la vita. Non mi ricordo volti, occhi, voci, nomi.

Ricordo lei, ma non come vorrei. È un gorgoglio di sentimenti continuo, un ribollire che non ha odore, consistenza, un impasto di emozioni che sale dal basso e mi riempie gli occhi di amore e lacrime. Vorrei ricordarne i tratti, le mani, il corpo, vorrei ricordarmi come mai non è con me e come siamo state divise. Vorrei vederla ora. Se la vedessi mi ricorderei ogni istante, quel gorgoglio di sensazioni cesserebbe e diventerebbe immagini, istanti, vita vissuta.

È successo osservando la casa del vicino, la strada, il cortile con il cane che spaventava i passanti, il segnale stradale che vedo in lontananza proprio davanti al parcheggio del supermercato.

I passi pesano, ma ci sono quasi. Forse è la fame, forse non mangio da giorni, forse il mal di testa arriva da lì.

Nessuna luce accesa. Un carrello per la spesa rovesciato a qualche metro dall’ingresso. Qualcosa scricchiola sotto le suole delle scarpe. Abbasso lo sguardo. Sembrano ciottoli sottili. Sono vetri.

Le vetrine del negozio sono state sfondate, chicchi di cristallo coprono buona parte del marciapiede antistante, l’ingresso, il coperchio nero del tombino che dondolava quando veniva calpestato, l’angolo del parcheggio dove lasciavo spesso la macchina per entrare a fare la spesa.

Dentro è buio e silenzio. Freddo e silenzio. Scaffali rovesciati e nero silenzio. Ancora un passo.

L’odore di marcio e cancrena mi colpisce come uno schiaffo violento e d’istinto piego il viso di lato affondandolo nell’incavo del braccio.

A terra c’è marciume, sporcizia, scatolette ammaccate dall’etichetta irriconoscibile, vetri. Un liquido scuro è colato come lingua infernale lungo il pavimento fino contro il muro, dando vita a una pozza che ora è coperta di mosche.

Faccio un passo indietro.

Se solo ci fosse lei. Se non fossi qui sola, se potessi ricordarmi chi è, se potessi ricordare il suono della sua voce, per un attimo.

Sento gli occhi riempirsi di lacrime e indietreggio ancora.

Come si chiama, perché non è qui?

Faccio un passo con gli occhi chiusi e il palo che sorregge il cartello stradale mi sbatte contro la spalla. Allungo la mano, lo stringo, gelido, mi lascio scivolare sul marciapiede e raccolgo le gambe al petto. Le lacrime cominciano a scorrere sulle guance senza freno, colano sul mento, arrivano al collo, bagnano la stoffa della maglia.

Lui arriva in quel momento. I vetri crepitano lievi anche sotto le sue zampe, ma il rumore si perde nei miei singhiozzi.

Allunga il muso e mi lecca il viso.

Socchiudo gli occhi e lo riconosco.

È il pastore tedesco che abbaiava rabbioso quando passavo davanti al suo prato. Quando temeva che andassi a rubargli qualcosa mi odiava, mi avvertiva, ammoniva con i denti in mostra di non avvicinarmi.

Ora mi sta asciugando le lacrime come se fosse un angelo custode piovuto dall’alto.

 

The streets are deserted and the quiet grabs the throat, as if it has consistency. I walk looking around, paying attention to any noise have something human, looking behind open windows a movement that would indicate a presence.

Silence still.

There was a German shepherd in the house across the street, the one with the white fence. Barked constantly people passing, determinated to defend something that was already his. He always arrived from the bottom of the grass without a single bark and then exploded in anger, drool and noise a few centimeters from passers-by.

Now the gate is opened, the lawn without its guardian, the house appears deserted, the space around still, dead air. Dead Air.

There is a supermarket down the street, just before the square and I’m hungry. A new companion since I opened my eyes. It came when disappeared the headache. Inside the store there will still be something, maybe there is someone, maybe one person put there to defend the food. He will not  deny me something to eat. He can’t do it.

I don’t remember anything. It’s like I have not lived before today. I’m still thinking about it, but nothing come back to me memories. I do not remember if I have brothers, a family, friends with whom I shared my life. I don’t remember faces, eyes, voices, names.

I remember her, but not as I would like. It’s a constant gurgle of feelings, a ferment that has no smell, consistency, a mixture of emotions rising up from the bottom and fills my eyes with love and tears. I would like to recall her features, hands, body, I wish I could remember why she is not with me, and why we were divided. I would like to see her now. I’m sure that if I could see her I could remember every moment and the bubbling emotions could stop and become images.

The same happened looking at the neighbor’s house, at the street, the courtyard with the dog frightened passers-by, the road sign that I see in front of the supermarket.

The steps weigh, but I’m almost there. Maybe is because of hunger, not eat for days, maybe headache comes from there.

No light on. A shopping trolley overturned a few meters from the entrance. Something creaks under the soles of shoes. I look down. They look fine pebbles. Is glass.

The windows of the shop were smashed, crystal grains covering a large part of the sidewalk in front of the entrance, the manhole swinging when it was stepped on, the angle of the parking where I often left the car to go to the store.

Inside it is dark and silent. Cold and silence. Shelves toppled and black silence. One more step.

The smell of rotten and gangrene strikes me as a violent slap and instinctively I lunge my face in the crook of the arm.

On land there is rot, dirt, dented cans . A dark liquid strains along the floor, creating a puddle that is now covered with flies.

I step back.

If only there was her. If I were not here alone, if I could remember who she is, if I could remember her face for a moment.

I feel my eyes fill with tears and step back again.

What’s her name, why she is not here?

I step with my eyes closed and the pole supporting the road sign slams against my shoulder. I reach out, I hold it, frosty and I let myself slip on the sidewalk. The tears start to flow on without brake cheeks, arrive at the neck, wet the cloth of the shirt.

He arrives at that moment. The slight crackle glazing also under his feet, but the noise is lost in my sobs.

He lengthen the nose and lick my face.

I open my eyes and I recognize him.

He is the German shepherd barking mad when I passed in front of his lawn. When he was afraid that I want to steal something he hated me, warning me, tried to bite me and wanted to kill me.

Now he is drying my tears like a guardian angel rained from above.

(Larp 2017)

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